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Concerto The Tallest Man on Earth @ Spazio 211, Torino

Parte da Torino il tour attraverso l’Italia dello svedese Kristian Matsson, in arte The Tallest Man on Earth, che si concluderà venerdi 12 con la data di Brescia, andata rapidamente sold out. Torino che, come sempre, offre un’ottima risposta e ripaga l’organizzazione degli sforzi; ben prima delle 21:00 infatti, davanti allo Spazio211 di Via Cigna, si è già formata una fila che conterà circa un paio di centinaia di persone. Scambiando qualche chiacchiera con i compagni di coda scopriamo che ci sono anche delle ragazze arrivate da Bergamo dopo essere rimaste vittime del tutto esaurito della data bresciana. Alla fine, anche allo Spazio, alcuni dovranno persino rimanere fuori dal locale, che ha raggiunto la capienza massima prevista per i limiti di sicurezza.

Mancano 5 minuti alle 10 quando sale sul palco il gruppo spalla, Dan Haywood’s New Hawks, che si presenta in una atipica formazione a 3 elementi con chitarra acustica, violino e mandolino. Iniziano a proporre una miscela di folk e country che in avvio fatica un po’ a lasciarsi decifrare per poi invece prendere consistenza e prodursi in buone trame sonore in cui i 3 strumenti si intrecciano con efficacia. La voce da l’impressione di svolgere un po’ un ruolo ambiguo, a volte come ottimo complemento del tutto, mentre in altri casi sembra addirittura invadere eccessivamente la melodia dei pezzi. Non sono propriamente dei catalizzatori di attenzione e infatti, dopo i primi brani, solo le primissime file restano concentrate sull’esecuzione mentre più indietro si scatena tutto un vociare di gente evidentemente non troppo interessata, che sovrasta quasi l’attacco in un paio di occasioni. Propongono comunque i loro brani, spesso accompagnandoli con descrizioni, in un ottimo italiano, come “questo pezzo parla del Natale” o “il prossimo pezzo parla dell’Australia”, aggiungendo riguardo a quest’ultimo, in inglese, che lo si trova sul lato 5 del loro triplo vinile!

Dan Haywood’s New Hawks signed album

Dan Haywood’s New Hawks signed album

Portano avanti il set per mezz’ora esatta, concludendo con una coinvolgente canzone molto country di quelle da brindisi con boccali al cielo e danze sotto braccetto nelle locande. Convincono quanto basta per l’acquisto a fine serata del loro disco live “Field Notes” che gentilmente mi autografano e accompagnano addirittura con la dedica “Davis, I love you”.

E’ quindi il turno di Tallest Man on Earth, sulla performance del quale, a posteriori, si potrebbero spendere molte meno righe di quelle utilizzate per raccontare dei supporter e la si potrebbe anzi sintetizzare in poche brevi parole: un talento fuori dalla norma.
Se si vogliono raccontare i fatti occorre invece tornare alle 22:45 circa, quando il pubblico inizia con le prima urla di invito ad iniziare lo show, che dopo qualche minuto Kristian raccoglie; spunta quindi sul palco con la sua canotta nera e imbraccia la chitarra elettrica.
Il concerto di Tallest parte nello stesso modo in cui inizia il suo ultimo disco “There’s no leaving now”, ovvero con l’ottima “ To Just Grow Away”, della quale basta lasciar passare qualche istante per capire che ci aspetterà una prova vocale di livello veramente assoluto. A seguire in scaletta c’è subito “Love is all”, episodio di successo tratto dal fortunato “The Wild Hunt” del 2010, e già il pubblico fatica a trattenere gli applausi fino al termine delle canzoni. Per il terzo pezzo si passa alla chitarra acustica per proporre “1904”, altro brano tra i più in evidenza del suo ultimo lavoro. La sicurezza di Tallest sul palco è totale e trovare difetti all’esibizione o qualche sbavatura è difficile; mentre molto facile risulta invece elencare gli elementi che fanno la differenza in positivo: una voce che, se possibile, è ancora migliore di quanto non si percepisca da disco, una presenza scenica invidiabile, una capacità di mantenere viva l’attenzione sull’esibizione, lacuna che si imputava agli apripista della serata, che in lui sembra invece innata e che gli permette di coinvolgere al massimo il pubblico tanto con i pezzi più scarni e delicati di folk puro, quanto con quelli più tirati e di attitudine country, che fanno muovere la testa a tutti i presenti.
Dopo qualche brano si sposta al piano per eseguire la title track dell’ultimo disco; piano che verrà poi accantonato per il resto del set e rispolverato nuovamente soltanto nella conclusiva “The Dreamer”. Prima di partire con “Leading me now” allontana la sedia con il piede e afferma che “solitamente questa canzone la eseguo da seduto, ma questa sera voglio farla qua vicino a voi del pubblico”.
Il livello dello show è in continuo crescendo, e tocca l’apice con la doppietta conclusiva “King of Spain” e “Reveletion Blues” (quest’ultima nelle primissime posizioni della lista delle migliori tracce del 2012 per chi scrive) al termine delle quali ci si sente già pienamente soddisfatti, pur sapendo che qualche encore arriverà. Un finale che infatti gli vale un tripudio di applausi, che si prolunga per qualche minuto in stile La Scala, fino a quando Kristian non torna per eseguire ancora qualche pezzo tra cui la cover di Paul Simon “Graceland”.
Una performance quindi molto valida quella offerta dal piccolo cantautore svedese che sul palco si dimostra un gigante, che ci lascia assolutamente soddisfatti e, a quanto si sente dai commenti nelle nostre immediate vicinanze e nel tragitto verso l’uscita, non siamo gli unici pensarla così.

Scaletta:
1. To Just Grow Away
2. Love Is All
3. 1904
4. I Won’t Be Found
5. The Gardener
6. Criminals
7. There’s No Leaving Now
8. Burden of Tomorrow
9. Leading Me Now
10. Wind and Walls
11. Like the Wheel
12. Where Do My Bluebird Fly
13. King of Spain
14. Revelation Blues

Encore
15. The Wild Hunt
16. Graceland (Paul Simon cover)
17. The Dreamer (Piano version)

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