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Concerto Wilco @ Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)

Wilco Teatro Voncordia VenariaVa in scena in quel di Venaria Reale (TO) l’ultima data della 3 giorni italiana degli americani Wilco, beniamini di Barack Obama, che hanno fatto tappa in precedenza a Padova e Firenze. La location prescelta è il Teatro della Concordia, che di teatro ha solo il nome, mentre in realtà nell’aspetto ricorda di più una palestra, ma che da subito l’impressione di essere un posto adatto all’evento e di avere una struttura in grado di fornire un’ottima acustica.
Arriviamo molto presto e, approfittando della ancora scarsa affluenza, prendiamo posto nelle primissime file, alla sinistra del palco, proprio di fronte al fedele gufo appeso alle tastiere di Mikael Jorgensen, sebbene consapevoli che non si tratti del posto migliore a livello di qualità del suono che si percepirà. Guardandosi intorno si nota la più eterogenea delle conformazioni di pubblico possibile e se da una parte fa una strana impressione ritrovarsi ad essere, a 30 anni, tra i più giovani delle prime 3 file, dall’altra si respira un clima da grande festa di famiglia con tanto di ipotetici zii cinquantenni che sfoggiano orgogliosamente le magliette del gruppo.

Ad aprire ci sono i The Hazey Janes che rispettano al secondo il programma che li voleva on stage alle 20:30. Iniziano a proporre i loro brani che ruotano attorno alle costanti di un basso incalzante e della apprezzabile voce del cantante Andrew Mitchell, una sorta di Liam Fray dei The Courteeners più tranquillo e meno esaltato. Da apprezzare l’esecuzione della giovane Alice Marra, che si alterna tra chitarra elettrica, acustica e tastiere, non solo tra un brano e l’altro ma in alcune occasioni anche all’interno dello stesso, oltre ad essere impegnata costantemente come seconda voce. Si dichiarano ovviamente “molto orgogliosi di essere in tour con i Wilco” che definiscono “la miglior band al mondo” e offrono una buona mezz’ora che risulta essere una piacevole compagnia in attesa dell’esibizione della compagine made in Chicago. Quindi, soddisfatti, a fine serata ci portiamo a casa il loro disco “The winter that was” risalente allo scorso anno.

Anche Tweedy e soci spaccano il secondo sull’orario previsto e alle 21:30 siamo quindi pronti a fantasticare su quale sarà il pezzo che ci riservano come apertura, vista la loro abitudine a stravolgere interamente la scaletta tra una data e l’altra. Nel nostro caso l’onore tocca a “Misunderstood” (a Padova era stata “One Sunday Morning”, a Firenze invece “Ashes of American Flags”) alla quale viene subito fatta seguire “Art of almost”, l’eccellente opener dell’ultimo disco “The whole love”, che si rivela di un’imponenza incredibile in versione live, e circonda e travolge letteralmente con il suo suono, al punto da farmi arrivare a definirla senza paura come una tra le migliori canzoni mai viste dal vivo in 13 anni di carriera da frequentatore di concerti. Dopo questa tempesta sonora che ci riversano contro, ci consentono di riprendere fiato con “Standing O”, prima di somministrarci un’altra scarica di emozioni forti, sebbene a minor impatto psichedelico, con “I am trying to break your hearth”.
Il repertorio da cui possono attingere è vasto e contiene pezzi che travolgono, altri che accarezzano e altri ancora che semplicemente lasciano in attento ascolto e fanno muovere il piede e la testa a tempo. Senza alcun tipo di indugio ne propongono svariati di ciascuna delle tipologie e lo show è un fiume ininterrotto di belle sensazioni.
Quella dei Wilco è la più oliata e collaudata delle macchine da concerto; non ci sono sguardi che si cercano o la necessità di cenni di intesa, ognuno sa esattamente cosa fare e come e quando farlo. Gli strumenti si cambiano in corsa senza la minima titubanza e tutto è perfetto fino al più esigente livello di dettaglio. Nels Cline alla chitarra impressiona per come riesce a combinare un’indole e un’espressione facciale che lo fanno sembrare uno sciamano posseduto con la raffinatezza dei tocchi e delle stilettate, degne del più preciso dei chirurghi, che rifila alle sue innumerevoli chitarre. Sono diversi, “Born Alone” e, ovviamente, l’assolo di “Impossible Germany” su tutti, i momenti in cui si prende la scena facendo impazzire il pubblico con i suoi tecnicismi. Tweedy dal canto suo è l’emblema della semplicità sul palco e, proprio per questo, dimostra di avere una personalità enorme per come riesce a tenere l’esibizione. Ad un certo punto si fa avanti ed invita il pubblico a cantare con lui la prossima la canzone; parte “Jesus etc” ed i presenti raccolgono più che volentieri l’invito, intonandola all’unisono e relegando un Jeff a bordo palco senza microfono ad un ruolo di accompagnatore per quella che risulta essere una riuscitissima inversione delle parti.
Le soluzioni sonore sono infinite, cosi come la strumentazione di cui dispongono e per “Downed on me” spunta anche una doppio manico per Cline. Visto sulla lunga distanza di un concerto del genere impressiona anche l’incredibile mole di lavoro a cui è chiamato Glenn Kotche, che però lo svolge con un’efficacia che sembra difficile da abbinare alla tranquillità con cui lo fa. Si prenderà, anche lui, alla fine il suo strameritato momento di gloria alzandosi in piedi sullo sgabello a godersi il prolungato applauso del pubblico.
La prima parte dello show si chiude con “Shot In The Arm” e, dopo la prima brevissima pausa, tornano e Tweedy si prende la scena con “Via Chicago”; i pezzi si susseguono così come i tripudi di applausi e le prolungate intonazioni a gran voce Wil-co Wil-co Wil-co alle quale un divertitissimo Tweedy si aggrega sempre volentieri. Il finale, che finale non è ancora, è affidato a “I’m the Man Who Loves You” in cui il coinvolgimento è totale e band e pubblico diventano un tutt’uno, una grande famiglia Wilco. Una seconda pausa precede il trittico conclusivo, questa volta vero, aperto da “Monday” e chiuso in grandissimo stile con “HooDoo Voodoo”, che lascia nell’aria una percepibile e comune sensazione di soddisfazione.
2 ore e 20 minuti, 28 canzoni, un solo aggettivo: indimenticabile.

Scaletta:
Misunderstood
Art of Almost
Standing O
I Am Trying To Break Your Heart
I Might
Sunken Treasure
Born Alone
Laminated Cat (aka Not For The Season)
Impossible Germany
Shouldn’t Be Ashamed
Jesus, etc.
Whole Love
Handshake Drugs
War On War
Always In Love
Heavy Metal Drummer
Dawned On Me
Hummingbird
Shot In The Arm

Via Chicago
Passenger Side
California Stars
Hate It Here
Walken
I’m the Man Who Loves You

Monday
Outtasite (Outta Mind)
HooDoo Voodoo

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One thought on “Concerto Wilco @ Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)

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