Recensione libro: Correre è la mia vita – Giorgio Calcaterra, Daniele Ottavi

Correre è la mia vita - Giorgio CalcaterraGiorgio Calcaterra è un nome che non ha ovviamente bisogno di presentazioni nel mondo podistico. Il suo filotto di 11 vittorie consecutive alla 100Km del Passatore (erano ancora 10 all’uscita del libro) è stato sulle pagine dei principali quotidiani sportivi nazionali senza considerare che, su quella di distanza, Calcaterra ha conquistato per ben 3 volte il titolo più prestigioso, quello di Campione del Mondo.
Prestazioni, numeri e tempi da fuoriclasse assoluto che gli sono valsi negli anni l’appellativo di “Re Giorgio”. In contrapposizione a questi risultati straordinari, Giorgio trasmette fin dall’inizio una sensazione di semplicità e normalità; basta vedere qualche sua intervista o seguirlo sui suoi canali social per avere immediatamente l’impressione della persona tranquilla.
Iniziando a leggere la sua storia, che racconta nel libro “Correre è la mia vita, scritto con Daniele Ottavi, questa sensazione di normalità viene non solo immediatamente confermata ma addirittura amplificata. Di pagina in pagina Giorgio racconta una storia che per certi versi potrebbe essere la storia di molti di noi. Non certo per i risultati sportivi, sia chiaro, che sono irripetibili e destinati a restare nella storia, ma per il modo di vivere la corsa che Giorgio si porta dietro dagli inizi fino ad oggi che è una sorta di leggenda delle lunghe e lunghissime distanze. Quello che nel libro viene definito un approccio naif alla corsa (cosi lo battezzavano gli “addetti ai lavori”), un po’ istintivo e a volte improvvisato, che senza dubbio si trova in tutti i semplici appassionati di corsa ma che difficilmente si potrebbe pensare appartenga anche ad un pluri-iridato della 100km, vincitore di moltissime maratone, che è entrato nel Guinness dei Primati per aver corso 16 maratone in un anno sotto le 2 ore e 20 minuti.
Molte volte durante la lettura mi trovo a sorridere e a rivedermi in alcuni degli aneddoti, a partire dalle fase iniziali quando Giorgio racconta che, in squadra con il padre, avevano maturato la convinzione che il riscaldamento non servisse e togliesse solo energie per la gara, al punto di arrivare praticamente alla linea di partenza in braccio. Questo mi ha riportato immediatamente a quando anche io, da piccolo calciatore, avevo elaborato la stessa convinzione e cercavo in tutti i modi di limitare al minimo il riscaldamento per non stancarmi per la partita.
Il libro racconta l’evoluzione del piccolo Giorgio dal momento in cui capisce quale sarà il suo Sport a quando diventa un campione, in una sorta di trasposizione narrativa del suo “diario di bordo”, il diario con tutti i risultati delle corse a cui partecipava, che il suo affezionatissimo padre teneva ed aggiornava con cura e dovizia di particolari. Anche in questo è facile rivedersi perchè, ammettiamolo, chi non ha un “diario di bordo” delle sue corse? Personalmente ripenso a quando compilavo la mia versione 2.0 del diario di bordo in forma di foglio Excel con le colonne data, luogo, km, tempo, posizione, numero di iscritti.
Alla stessa velocità con cui scorrono le pagine del libro, aumentano le prestazioni sportive di Giorgio. A leggere il lungo elenco di gare, tempi, piazzamenti si fa fatica ad immaginare l’impegno richiesto da un tale livello di partecipazione “alla giostra delle corse”, come ama chiamarla, considerando che il tutto deve coesistere con i pesanti turni richiesti dal suo lavoro di tassista. Uno sforzo che “i gufi”, come definisce gli appartenenti allo schieramento del “non puoi correre così tanto così spesso” ritengono insostenibile ma che non può invece competere con la passione per la corsa di Giorgio Calcaterra e che trova stimoli e motivazioni nel più semplice degli stati d’animo: la felicità. Per Giorgio è il concetto chiave, quello che guida tutto: correre lo rende felice. Facile.
Una felicità che magari può subire una battuta d’arresto improvvisa a causa di un brutto infortunio. E anche qui l’extraterrestre sportivo Calcaterra diventa umano e racconta della sofferenza provata nel non poter fare ciò che più ama e del fastidio di passare di medico in medico e terapia in terapia senza vedere miglioramenti. Questo è un altro passaggio in cui mi rivedo, nel mio passare da un ciclo di fisioterapia a una visita fisiatrica, tra ecografie e risonanze, senza riuscire a risolvere il problema all’anca che mi tiene fermo. Nella tristezza del dover rinunciare a qualcosa che ci fa stare bene siamo tutti uguali, grandi campioni e corridori “della domenica”.
Nel libro non manca una buona dose di autoironia nei tratti in cui Giorgio racconta i suoi errori, tanto nei preparativi di corse importanti quanto nella vita di tutti i giorni. Così, da pasti improbabili la sera prima della partenza a tour de force logistici per raggiungere le località di gara, la componente “fai da te” è una costante del metodo Calcaterra che però, salvo alcuni casi eclatanti di cui far tesoro, non riesce ad intaccare le sue prestazioni e anzi, forse è proprio questo suo approccio sereno e spontaneo alla corsa che lo aiuta ad ottenere risultati così straordinari.
In tutto questo si susseguono a ritmo frenetico appuntamenti con il circo delle corse, numeri, tempi: “..nel fine settimana successivo partecipo ad una gara in Abruzzo dove arrivo quarto e, dopo solo 7 giorni, una dieci chilometri in 30:48 dopo i quali chiudo l’anno correndo 2 maratone. La prima il 6 Dicembre a Latina […] che vinco in 2:27:28. La seconda, la “Maratona di Sorrento” […] vinco anche qui in 2:32:41. Fra le due maratone non mi faccio mancare altre due 10.000 […] ” è un solo un esempio di quello che viene raccontato e arricchito di interessanti dettagli. Il rullino di marcia è impressionante, tanto che a volte ci si ritrova, senza volersi schierare dalla parte dei “gufi”, quantomeno a chiedersi semplicemente “ma come farà?!”. Inoltre, le partecipazioni alle manifestazioni più significative, come le 100km del Passatore e i Mondiali, passando per la Maratona di Roma in cui Calcaterra gioca in casa, sono raccontate in modo particolarmente sentito e intrise di dettagli sulla preparazione, sulle sensazioni provate in gara e le situazioni affrontate e sugli stati d’animo sulla linea d’arrivo. Sono fasi in cui il livello di coinvolgimento del lettore aumenta e con l’immaginazione ci si ritrova a bordo strada a fare il tifo per lui.
Altro tema ricorrente è la lotta al doping di cui Giorgio è un vero e proprio paladino. Il rispetto delle regole nello sport come nella vita emerge come valore sacrosanto in Calcaterra e questo non può che farlo amare ancora di più. Il suo metterci la faccia ed esporsi contro chi utilizza mezzi illeciti per migliorare i propri risultati, facendo nomi e cognomi, lo porta anche a situazioni spiacevoli (ad esempio con di Cecco ai Mondiali di 100km), arrivando anche a distrarlo mentalmente e a compromettere la sua prestazione in gare dove ci sono atleti sospetti se non addirittura già beccati in precedenza.
Insomma, per concludere, nonostante dalla lettura si ottengano spunti per andare avanti a scrivere per ore, il libro è una lettura consigliata agli appassionati di corsa di qualsiasi livello, che attraverso una narrazione facile e diretta, possono ripercorrere le tappe della carriera di un atleta fuori dal comune, scoprendone al contempo un’umanità e una semplicità ammirevole. Sebbene si abbia tra le mani una sequenza di pagine stampate nero su bianco si ha come la sensazione di essere al tavolino di un bar ad ascoltare il racconto di un caro amico ed è impossibile, alla fine, non affezionarsi a Giorgio Calcaterra.
Forza “Re Giorgio”, continua a regalarci emozioni come queste!

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