Palaronda Soft Trek: itinerario sulle Dolomiti tra le Pale di San Martino – Giorno 3

Essere da soli a dormire nella stanza del rifugio è stato un bel vantaggio e ci ha permesso di riposarci bene e tornare nel pieno delle energie per affrontare la terza tappa di questo Palaronda Soft Trek. Il programma di oggi ci mette di fronte un tratto piuttosto lungo, quasi esclusivamente in discesa per un dislivello negativo di oltre 1100 metri. La destinazione è il rifugio Canali-Treviso dove trascorreremo l’ultima delle 3 notti necessarie per completare l’itinerario. Dalla grande vetrata del Pradidali entra già un bel sole che accompagna la nostra consueta colazione abbondante, impreziosita da un’ottima marmellata e, ancora, da un sottofondo musicale che parte con gli Oasis, una tra le mie band preferite di sempre. Insomma, un inizio di giornata migliore non ci poteva essere.

Chiudiamo gli zaini e, dopo qualche preziosa indicazione da parte del gestore del rifugio, soprattutto in vista dei possibili temporali del giorno ancora seguente, salutiamo e ci mettiamo in marcia. Anche al Pradidali l’accoglienza è stata ottima e conserveremo sicuramente un bel ricordo di questo posto. Ripartiamo con il nostro armamentario digitale ridotto un po’ ai minimi termini, con la GoPro completamente scarica e gli smartphone che, seppur con ancora un po’ di batteria disponibile, restano inutilizzabili a causa della totale assenza di segnale.
Dobbiamo scendere e prendiamo quindi il sentiero verso valle, lasciandoci alle spalle il rifugio e le cime circostanti che si insinuano nello splendido cielo limpido.

Il Rifugio Pradidali tra le Pale

Il Rifugio Pradidali tra le Pale

La prima parte di discesa dalla bassa Val Pradidali è abbastanza tecnica, con pietre e roccia, ma siamo freschi e scendiamo comunque agevolmente. Durante il tragitto, troviamo un’indicazione per il Pradidali, per chi viene in senso contrario e ci rendiamo conto di non aver rispettato l’invito…

Fatevi belli per entrare al Rifugio Pradidali

Fatevi belli per entrare al Rifugio Pradidali :)

Le pareti verticali delle cime delle Pale

Le pareti verticali delle cime delle Pale

Proseguiamo la discesa fino a raggiungere la Portela, uno “snodo” da cui partono diversi sentieri, e proseguiamo lungo il 709 imboccando la Val Canali. Siamo scesi a 1600 metri e il paesaggio intorno a noi è cambiato radicalmente: le pareti verticali di roccia hanno lasciato infatti spazio alla vegetazione e ad un fitto bosco di larici e abeti.

Scendendo dal Rifugio Pradidali il panorama cambia radicalmente

Scendendo dal Rifugio Pradidali il panorama cambia radicalmente


Costeggiando il ruscello arriviamo fino alla svolta a sinistra che indica quali saranno, uno dopo l’altro, i nostri prossimi riferimenti: i ruderi della Malga Pradidali, la Malga Canali e, infine, il rifugio Canali-Treviso
Dopo la svolta, un breve tratto in salita ci porta ad un ponticello di legno che ci immette nel cuore del bosco su un sentiero fresco, dal fondo piacevole per il cammino e senza pendenza, per cui aumentiamo un po’ il passo. Continuiamo fino a quando il sentiero il sentiero esce dal bosco e si apre su un ampio prato; davanti a noi si materializza la Malga Canali.

Prossimi riferimenti verso il Rifugio Canali-Treviso

Prossimi riferimenti verso il Rifugio Canali-Treviso

Ruderi della Malga Pradidali

Ruderi della Malga Pradidali

Giunti alla Malga ci informiamo sulla copertura telefonica, essendo ormai quasi due giorni che non riusciamo a dare notizie di noi. Gentilmente ci dicono che all’interno, vicino alla cucina, c’è un po’ di segnale ed effettivamente, dopo qualche tentativo, riusciamo a fare un paio di rapide telefonate di rassicurazione.

Il ponticello che immette nel bosco verso Malga Canali

Il ponticello che immette nel bosco verso Malga Canali

Lasciamo la Malga proseguendo lungo il sentiero che attraversa nuovamente il prato fino a quando spuntiamo sul breve tratto di strada che ci porta al piccolo ponte sul torrente che segna l’inizio della salita finale verso il rifugio Canali-Treviso. All’imbocco del ponte incontriamo una coppia di signori toscani in vacanza con i nipotini, con i quali scambiamo qualche chiacchiera mentre percorriamo insieme un breve tratto. Poco dopo la strada inizia a salire in modo più insistente e, dopo circa una mezz’oretta da quando abbiamo oltrepassato il ponte, vediamo apparire il rifugio: ancora due tornanti e ci siamo.

Giunti al rifugio veniamo accolti anche qui con gentilezza dalla famiglia che lo gestisce e, dopo esseci sistemati e fatti una doccia rigenerante, iniziamo a rilassarci e a goderci la location. Il Canali-Treviso si trova a quota a 1631 metri, ben al di sotto dei rifugi dei pernottamenti precedenti e la differenza climatica si sente tutta. Qui la temperatura è davvero piacevole anche al calar della sera e l’atmosfera è perfetta per godersi una birra fresca seduti ai tavolini all’aperto.
La signora del rifugio ci comunica che siamo i primi della stagione a raggiungere il Canali-Treviso come tappa del Palaronda Soft Trek, proveniendo quindi da San Martino di Castrozza e avendo già raggiunto i due rifugi precedenti (Rosetta e Pradidali), e ci consegna il banner di Finisher del percorso con cui scattiamo delle piacevoli foto ricordo.

Finisher del Palaronda Soft Trek al Rifugio Canali-Treviso

Finisher del Palaronda Soft Trek al Rifugio Canali-Treviso

Finisher del Palaronda Soft Trek

Finisher del Palaronda Soft Trek

Inoltre ci viene consegnato il piccolo omaggio che i rifugi del Palaronda Trek fanno a chi completa il giro, che nel nostro caso consiste in un pratico foulard comodo da indossare sia come bandana che al collo.
Dopo poco vediamo arrivare una “comitiva” che era già con noi al rifugio Pradidali la notte precedente; si tratta di due signori con due figli ciascuno, dai 10 anni a scendere fino addirittura ai 3, che hanno affrontato un paio di tappe del Palaronda Soft Trek. (probabilmente omettendo qualche dettaglio sul percorso alle mogli :)).
Qualche chiacchiera iniziale si trasforma presto in una piacevole conversazione, fatta di racconti di viaggi ed esperienze precedenti ma non solo e, alla fine, viene normale restare insieme anche per cena e fare una tavolata unica. La cena, anche al rifugio Canali-Treviso, è soddisfacente, buona e abbondante, a finale conferma dell’ottimo livello di organizzazione e di servizio dei punti di sosta di questo Palaronda Soft Trek.

Slackline al Rifugio Canali-Treviso

Slackline al Rifugio Canali-Treviso

Il dopo cena lo alterniamo tra i tavolini all’esterno, un tentativo di rimanere in piedi sulla slackline tesa davanti al rifugio e la panchina situata all’interno, tutto intorno alla stufa, che crea la più classica delle atmosfere da montagna.

La terza tappa è stata abbastanza lunga e un po’ di stanchezza inizia a farsi sentire. Prima di andare a letto però ci fermiamo ancora un po’ a parlare con il gestore del rifugio e ad ascoltare i suoi consigli preziosi. In particolare, ci suggerisce un percorso alternativo per il giorno seguente, in virtù del fatto che le previsioni meteerologiche danno temporali nel primo pomeriggio. Questo, unito al fatto che su in quota ci sia una presenza di neve ancora abbastanza significativa, potrebbe dilatare il tempo di percorrenza del tratto originale previsto per la quarta tappa, oltre a renderlo un po’ più pericoloso. L’itinerario prevederebbe infatti di ritornare al rifugio Rosetta-Pedrotti passando per il vallone del Coro e il Passo Canali, riattraversando l’Altopiano delle Pale per poi scendere a San Martino di Castrozza con gli impianti Colverde-Rosetta grazie al biglietto compreso nel pacchetto del Palaronda. Il tutto per un tempo di percorrenza indicativo stimato in 6-7 ore, dettato in particolare dagli oltre 1100 metri di dislivello positivo complessivo, e con il forte vincolo costituito dal fatto che l’ultima discesa della funivia dall’Altopiano è prevista per le 16:00.

L’alternativa proposta, che ci era già stata anticipata al Pradidali, a causa appunto del brutto tempo previsto per i giorni a seguire, prevede invece di “stare bassi” , ripercorrere i nostri passi attraverso la Val Canali fino a ritornare alla Portela e qui prendere un nuovo sentiero che porta sulla strada per San Martino; ci arriveremo infatti a piedi, senza prendere alcun impianto.
Tre giorni di cammino sulle gambe, la neve in quota, i possibili temporali e l’ansia di non arrivare in tempo utile per la funivia ci convincono a scegliere l’alternativa
proposta, senza pensarci più di tanto.
La decisione è presa, possiamo andare a dormire.

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