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5 esempi del perché dovreste sempre consultare Glassdoor prima di un colloquio da Software Engineer

Ebbene si, se avete visto un annuncio interessante e vi siete candidati o siete stati contattati da un’azienda che vi propone un colloquio, in particolare nel settore IT ma non solo, fareste bene a fare una ricerca su Glassdoor per capire di chi si tratta, cosa vi aspetta e come potreste prepararvi al meglio. Molti ancora non lo conoscono, per cui partiamo da che cos’è Glassdoor? E’ un portale in cui, in forma anonima, i dipendenti possono pubblicare recensioni sulla propria azienda, elencando i pro ed i contro e valutandola in base a diversi fattori, ed il salario ed eventuali benefit che percepiscono per la loro posizione. Inoltre sono disponibili, sempre in forma anonima, le esperienze dei precedenti candidati che hanno affrontato il percorso di recruitment con l’azienda, nelle quali sono spesso descritte le tipologie di colloquio, i vari step affrontati e, quando possibile, le domande che sono state sottoposte ed addirittura eventuali dettagli sulla negoziazione nel caso di offerta ricevuta.

Fino a qua in genere la cosa suona a tutti piuttosto interessante e, allo stesso tempo, è qua che si può eventualmente manifestare un filo di scetticismo, spesso coronato dalla fatidica domanda “ma è attendibile?”. La risposta è si. (e assicuro che non li conosco, non sono miei parenti e non mi pagano per fargli pubblicità). Si, perchè l’anonimità e quel senso di comunità dato dall’essere tutti alla ricerca di un lavoro migliore, garantisce la pubblicazione di informazioni veritiere ed utili. A sostegno di questa mia tesi sull’assoluta attendibilità di Glassdoor porto di seguito alcuni esempi di quelle che sono state le mie esperienze negli anni precedenti, senza ovviamente fare esplicitamente i nomi delle aziende in questione:

1) L’azienda che offre un salario medio/basso ma un ottimo bonus cash
Un annuncio su LinkedIn mi porta a conoscenza di questa realtà che pare interessante e che, una volta analizzato il sito web, la storia, la mission, ecc.. sembra confermarsi tale. La società è piccola e non internazionale quindi provo a cercarla su Glassdoor, senza molta speranza di trovarla. Invece qualcosa, seppur molto poco, trovo. Purtroppo non trovo nessuna review e nessun post su esperienze di colloqui, ma trovo un unico record alla voce “stipendi”, che però mi incuriosisce. Lo stipendio indicato è infatti costituito da un salario base medio-basso per la posizione, accompagnato però da un bonus cash pari ad oltre il 20% del salario stesso.
Quando vengo contattato in risposta alla mia candidatura decido di provare ad andare avanti: effettuo un primo colloquio, a metà tra il tecnico ed il personale, con un software engineer ed un direttore IT, a seguito del buon esito del quale vengo convocato per un secondo colloquio esclusivamente tecnico con un senior software architect. L’incontro ha nuovamente esito positivo ed il direttore IT mi richiama dicendo che sono intenzionati a procedere e a formularmi un’offerta. Mi ripresento non sapendo di preciso cosa aspettarmi, con quella voce nella sezione “salaries” dell’azienda su Glassdoor come unica informazione aggiuntiva a mia disposizione per affrontare la negoziazione. Quello che mi viene offerto è un salario base in linea con quello che già percepivo più quello che il direttore definisce “un consistente bonus”. Rifiuto l’offerta, sostenendo che un aumento di RAL lo ritengo imprescindibile per poterla prendere in considerazione e ponendo l’attenzione sul fatto che questo bonus è comunque ipotetico, non è scritto nero su bianco, e quindi non c’è nessuna garanzia su di esso. Oltretutto, una quantificazione della sua entità non mi è ancora stata fatta e tutto sta nella definizione di “consistente” che è piuttosto soggettiva, e soprattutto può essere molto diversa quando i soggetti interessati sono l’azienda e un dipendente. Il direttore replica che il bonus finora è sempre stato dato, tranne una volta in un anno in cui l’azienda aveva sostenuto investimenti significativi. Sinceramente mi sembra credibile, però sono sempre e comunque parole. Vedendomi ancora titubante, si sbottona e mi dice che con bonus consistente intende che per la posizione a cui sono candidato “potrebbe arrivare tranquillamente anche a XXXX euro”. La cifra che mi comunica è notevole, e rappresenta il 25% spaccato del salario base. Bingo! Sull’importo ci siamo, Glassdoor aveva ragione. Resta il punto della non garanzia del bonus a fine anno, ma su questo non ci si può fare molto se non da una parte avere fiducia e dall’altra affidarsi nuovamente al fatto che il salario pubblicato su Glassdoor era riferito all’anno da poco terminato, per il quale quindi il bonus era stato distribuito. Per altri motivi, comunque, alla fine ho declinato l’offerta.

2) La startup disorganizzata ed arrogante
Mi era capitato di notare un’offerta di una startup digitale ed approfondendo un po’ la cosa avevo trovato tale realtà piuttosto interessante. Come sempre mi precipito diretto su Glassdoor per vedere se posso trovare qualcosa di utile relativo a questa azienda. Quello che trovo è piuttosto scoraggiante: una manciata di recensioni di dipendenti dove la parola più utilizzata è “slavery”, schiavitù, e qualche descrizione di esperienza di colloquio dove a fattor comune ci sono elementi come disorganizzazione totale nei processi di recruitment, candidati lasciati in attesa per ore, colloqui annullati all’ultimo e via con altre cose di questo tipo. Il messaggio che tutto questo faceva trasparire era “state alla larga da questa azienda!”. Però l’idea alla base dell’azienda continuava a sembrarmi interessante e, provando a vedere la disorganizzazione dell’ufficio HR e i ritmi di lavoro sostenuti come sintomi fisiologici di una startup in crescita, ho deciso di sfidare tutta quella negatività di giudizio e inviare la candidatura. Vengo contattato telefonicamente e fisso un colloquio. Raggiungo la sede dell’azienda in treno e mi presento, ovviamente, in perfetto orario. Appena arrivo mi comunicano che la prima parte del colloquio consiste in un test logico, che c’è un altro ragazzo che lo sosterrà insieme a me e che quindi aspettano che arrivi anche lui in modo da farlo una sola volta per entrambi. Mi infilano in una sala riunioni da solo ad aspettare e subito mi tornano in mente i racconti negativi su Glassdoor. Quando l’attesa supera la mezz’ora il mio solo ed unico pensiero costante diventa “Ecco, te la sei cercata, lo sapevi com’erano!”. Arriva l’altro ragazzo e viene buttato anche lui con me in attesa in sala riunione; ci presentiamo e scambiamo due parole su come siamo arrivati ad essere li, sulle esperienze precedenti, ecc.. Dopo ancora qualche minuto di attesa si presenta finalmente uno ragazzo con i due questionari e due penne, ci spiega che abbiamo 30 minuti di tempo e se ne va. Facciamo entrambi il nostro questionario e, scaduto il tempo, il ragazzo di ripresenta, li ritira e ci dice di avere un attimo di pazienza che le persone con cui dobbiamo fare i rispettivi colloqui sono un attimo impegnate. Il mio livello di sopportazione di questo atteggiamento menefreghista e non professionale è già ben oltre il limite, motivo per cui quando il ragazzo si ripresenta e mi comunica che ci vuole ancora un po’ di pazienza, rispondo che ho un treno da prendere per tornare per cui non posso aspettare all’infinito, come mi stanno facendo fare. Finalmente si presenta un altro ragazzo che, con un certo nervosismo, mi chiede delle mie esperienze precedenti, come mai mi ero candidato per quella posizione ed altre cose assolutamente generiche, senza nulla di tecnico o di particolarmente inerente con quanto facessero. Mi chiede se ho domande da fargli ed in realtà avrei qualche curiosità relativa al loro prodotto, ma in quel momento desidero solo andarmene da li il prima possibile ben sapendo che non ci sarei mai tornato, per cui ci accordiamo sul fatto che gliele avrei girate via mail. Così ho fatto, ma non ho mai ricevuto nessuna risposta ne, tantomeno, un feedback sul colloquio. In questo caso, se mi fossi fidato di Glassdoor e delle esperienze di chi ci era già passato, avrei sicuramente evitato una grossa perdita di tempo.

3) Il tecnical assessment su un caso di studio
Questa volta l’annuncio lo trovo direttamente su Glassdoor. Anche questa volta si tratta di una startup, che però si sta facendo una reputazione molto positiva: la maggior parte delle recensioni erano favorevoli e descrivevano la realtà come interessante, stimolante e collaborativa ed i salari pubblicati erano molto competitivi. Inoltre, la sezione “interviews” dell’azienda era ricca di esperienze precedenti in cui i candidati all’unanimità descrivevano l’iter di reclutamento come composta da uno o più colloqui telefonici seguiti, in caso di esito positivo da un assessment tecnico in cui veniva sottoposto un caso d’uso che doveva essere analizzato e poi modellato prima in UML e poi con il tool prodotto dall’azienda. Tutto chiarissimo, provo a sottoporre la candidatura. Anche in questo caso vengo contattato da una ragazza delle risorse umane che mi comunica che hanno trovato il profilo interessante e sono interessati a fissarmi un primo colloquio telefonico. Con ottima puntualità vengo chiamato nel giorno previsto da un senior software engineer dell’azienda che, in un inglese che riesco a capire molto bene, inizia presentandosi e presentandomi l’azienda prima di passare a farsi raccontare le mie esperienze precedenti e a farmi un po’ di domande tecniche. Il tutto in modo molto disteso e cordiale, facendomi sempre sentire a mio agio. Prima di concludere mi comunica quali saranno, in caso di esito positivo, i prossimi step del processo: un secondo colloquio telefonico e poi eventualmente un assessment tecnico su un caso di studio. Dentro di me penso: “tranquillo, lo sapevo già!”. Ricevuto un feedback positivo, concordiamo giorno ed ora per il nuovo appuntamento telefonico. Anche in questo caso l’interlocutore è molto cordiale e l’intero colloquio va via tranquillo. Un nuovo feedback positivo arriva in una mail delle risorse umane insieme alla proposta di precedere con lo step successivo: l’assessment tecnico. Concordiamo l’orario e mi vengono fornite le istruzioni necessarie in merito alla modalità di svolgimento, alla piattaforma da utilizzare ed altra informazioni utili. Nel giorno previsto mi collego e svolgo l’esercizio; di per se non è complicatissimo e riesco a prendere confidenza con la piattaforma del loro prodotto abbastanza in fretta. Lo svolgo in un modo che mi soddisfa ma purtroppo, complice l’agitazione del caso, a causa di un misunderstanding sbaglio tempi e modi della consegna. Il mio interlocutore è piuttosto fiscale (d’altronde è svizzero) e dice che è spiacente ma non può accettare la consegna e valutare l’esercizio. In questo caso mi sono autoescluso per colpa di un errore banale che niente aveva a che vedere con il colloquio tecnico in se, però Glassdoor mi aveva adeguatamente preparato ad affrontare l’iter di recruitment. Resta il rammarico perché le recensioni positive su tale azienda continuano tuttora.

4) La società di consulenza che offre un ottimo salario ma si dimentica delle persone una volta assunte
Un giorno ricevo una telefonata e rispondendo mi trovo in linea una voce inglese che dice di lavorare per l’azienda X e che ha trovato su Monster il mio curriculum, che lo trova interessante e che avrebbe delle opportunità da propormi in Francia. Non dico no a priori e mi faccio mandare qualche dettaglio in più via email. Appena chiusa la telefonata apro il fido Glassdoor per vedere se mi può aiutare a capire qualcosa di più su questa azienda. Quello che esce, ancora una volta, traccia un profilo piuttosto indicativo di questa realtà: 1,9 su 5 come punteggio medio delle recensioni, aggravato ulteriormente dalle percentuali di altri due indicatori che Glassdoor colleziona, il “Recommend to a friend” ed il “Approve of CEO”, che si attestano rispettivamente al 13% e 17%. Ok, la situazione generale è chiara. Analizzo comunque meglio gli aspetti positivi e negativi delle recensioni che sostanzialmente si rifanno rispettivamente in “salario molto alto” e “disorganizzazione e nessun supporto dall’azienda una volta piazzati dal cliente”. Abituato al mondo della consulenza, ho perfettamente idea di cosa intendano i dipendenti con tali lamentele e ci riconosco l’attitudine di gran parte delle realtà di quel tipo, soprattutto multinazionali. Resta il fatto che si comportano da tipica società di consulenza volta nient’altro che al profitto immediato ma corrispondendo comunque un salario sopra la media. Decido di dargli una possibilità e accetto di schedulare il primo colloquio telefonico. La persona delle risorse umane mi invia una mail per fissare il colloquio con un loro Technical Manager e mi propone un unico slot, il giorno X all’ora Y. Nessuna alternativa. Purtroppo in quella data proprio non posso e chiedo se cortesemente può fornirmi almeno un’altra opzione per ripianificare la cosa. La risposta è no, “l’agenda del nostro tecnico è piena e ha solo quello slot libero”. Ok. Rispondo che in quella data non posso proprio. Dopo qualche giorno mi scrive un’altra persona delle risorse umane, dicendo che a nome della collega precedente mi propone una nuova data. La nuova data mi può andare bene e accetto. Il giorno successivo mi contatta, questa volta telefonicamente, una terza persona, chiedendomi se la nuova proposta temporale per il colloquio telefonico mi può andare bene e confermo nuovamente. Il fatto che siano in 3 a passarsi la pratica e di non fare riferimento sempre alla stessa persona mi preoccupa e temo che possano fare confusione o non allinearsi tra loro sulle comunicazioni. E infatti la mia preoccupazione si rivela fondata. Il giorno in cui avevamo stabilito di effettuare il colloquio mi organizzo e all’ora concordata mi metto in attesa della chiamata. Niente. Passa mezz’ora e ancora niente. Mando una mail per chiedere spiegazioni e se ci sono stati dei problemi; nessuna risposta. A distanza di due settimane (si, due settimane) la persona che mi aveva contattato al telefono mi scrive una mail chiedendomi quando sono disponibile per iniziare il percorso di recruitment e fissare il primo colloquio. Rispondo, educatamente, che il percorso di recruitment in teoria l’avevo iniziato e che il giorno X aspettavo una loro chiamata che non è mai arrivata e, per tale motivo, non ero più interessato alla cosa. Come immaginavo, lei non ne sapeva nulla e si aspettava che la collega avesse annullato l’appuntamento a causa di impegni del tecnico. Ha cercato di riparare i danni con una mail di scuse sincera ed apprazzabile e con una telefonata il giorno seguente, ma ormai era tardi. Ho ribadito la mia volontà di non andare avanti con loro. In sostanza, anche in questo caso avrei dovuto fidarmi delle esperienze raccontate su Glassdoor e declinare fin dall’inizio.

5) La società di consulenza nordica, onesta e professionale
Ancora tramite Monster vengo contattato da un Business Manager di una società di consulenza di stanza questa volta in Olanda. Dice che ha trovato il mio CV interessante e che ha un’opportunità da propormi. Facciamo una chiacchierata piacevole e ci lasciamo con il fatto che mi avrebbe mandato una mail con una descrizione dell’azienda, un prospetto della figura cercata e una presentazione sull’azienda cliente. Arriva la mail e via, dritto su Glassdoor a cercare informazioni su entrambe le aziende. Finalmente una buona notizia: l’azienda di consulenza ha una valutazione media di 3,6 su 5 (sebbene solo su una manciata di review) mentre quella cliente di 3,8 su oltre 100 recensioni. Questi dati, oltre al fatto che la società cliente sembra una realtà molto valida ed innovativa, mi convincono a rispondere positivamente e a procedere con la selezione. Fissiamo un ulteriore telefonata con il Business Manager e facciamo un’altra piacevole chiacchierata, approfondendo il tipo di posizione, confrontandoci su alcuni aspetti tecnici e finendo anche per parlare di come si vive e lavora in Olanda. La mia impressione è sempre più positiva per cui procediamo con lo step successivo che è una videoconference su Skype con il project manager ed un’altra persona del cliente, il business manager ed una persona delle risorse umane della società di consulenza. Nonostante l’affollamento la conference è scorrevole, le persone dell’azienda cliente mi fanno molte domande, sia tecniche che attitudinali, e cercano approfondire alcuni aspetti della mia conoscenza di Java, andando dritti al punto con il famigerato pragmatismo nordico. Al termine della conference il business manager mi chiama su skype e facciamo un debriefing del meeting appena concluso. Sinceramente la mia impressione non è molto positiva, ma ci lasciamo con il fatto che avrei ricevuto sue notizie non appena il cliente gli avesse dato un feedback. Un paio di settimane dopo ricevo comunicazione che l’esito è stato positivo e che al cliente sono piaciuto, per cui vogliono procedere con lo step successivo che è un colloquio on site dal cliente, in Olanda. Il business manager mi fornisce tutti i dettagli e mi chiede di organizzare la cosa secondo le mie esigenze. Purtroppo poi, per motivi che non sto qui ad illustrare, ho dovuto declinare l’offerta, ma sicuramente sarebbe stata una buona opportunità, come era sembrato esserlo fin dall’inizio dai giudizi trovati su Glassdoor.

Ecco, queste sono le mie esperienze ed i motivi per cui il portale Glassdoor è diventato un mio punto di riferimento fisso per prendere in considerazione qualsiasi annuncio o offerta di lavoro.
E voi, lo conoscevate già? Avete esperienze analoghe in cui avete trovato informazioni che vi sono state utili per valutare un’offerta o in qualche colloquio? Se si, sarei curioso di sentirle.

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