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Concerto Beady Eye @ Alcatraz, Milano – 16/03/2011

Siamo alla vigilia della tappa milanese del primo tour dei Beady Eye e il mio status su facebook recita “domani al concerto dei Beady Eye che, per un fan della prima ora degli Oasis, sarà un po’ come andare al matrimonio della propria ex storica”. E’ questa infatti la sensazione con cui mi avvicino all’evento che vedrà sul palco i 4/5 della band che più di ogni altra ho amato, privati dell’elemento cardine: The Chief, Noel Gallagher.

Avevo deciso di prendere il biglietto a scatola chiusa, mesi prima dell’uscita del disco, senza neanche sapere bene il perchè. Diciamo che di certo, tra quelli che andrebbero a vedere qualunque cosa partorisca il “piccolo” e cattivo Liam e quelli che, a priori, bocciavano su tutta la linea il nuovo progetto, mi schiero dichiaratamente con i primi. Ad alimentare la mia voglia di esserci poi, c’è anche il fatto che la location prescelta per l’esibizione sia l’Alcatraz di Milano che mi offre quindi la possibilità di vederli in un piccolo club, dopo aver sempre visto gli Oasis in spazi dalla capienza dai 12000 posti in su.
Esco quindi dal lavoro e mi precipito all’Alcatraz con un buon anticipo, in modo da cercare di accaparrarmi una postazione medio-avanzata. Arrivo e il locale deve ancora iniziare a riempirsi ma già si capisce che il target sarà quello tipico, creato, portato avanti ed ora giustamente ereditato, dall’avventura Oasis. Le magliette Pretty Green non si contano e le facce che mi circondano sono quelle sicuramente incontrate a tutti i concerti dei fratelli Gallagher degli ultimi 10 anni.

Come supporter ci sono i fiorentini The Hacienda, che si esibiscono dalle 20:12 alle 20:42; una mezz’ora precisa in cui riversano senza sosta una serie di pezzi veramente molto interessanti presi in parte dal loro EP di debutto e in parte dal loro nuovo album “Picking pennies off the floor”. Finiscono il loro set confermando la buona impressione che già mi fecero, ormai quasi 2 anni fa, quando si esibirono all’I-Day Festival di Rho, nella stessa giornata in cui avrebbero nuovamente dovuto esserci gli Oasis ma finita poi, invece, come tutti sappiamo. I commenti delle persone intorno, che in buona parte li sentivano per la prima volta, sono tutti dal “non sono mica male” e “sono bravi questi qua” in su; pare quindi che non sia stato il solo ad apprezzare, anzi.

Il pubblico inizia a rumoreggiare, complice il tasso alcolico in sistematica ascesa, equamente suddiviso fra quanti inneggiano a Liam e quanti intonano continuamente i grandi classici Oasis, Live Forever e Champagne Supernova su tutti.
Alle 21:20 si spengono le luci, si ferma la musica sul finale di I am the resurrection degli Stone Roses e compare una grande scritta Beady Eye bianca sullo sfondo nero; parte l’intro e la band fa la sua uscita sul palco. Colpisce subito vedere Liam con un tricolore italiano legato al collo, il suo personale omaggio ai 150 anni del nostro Paese. Lo terrà per tutta la durata dello show. Altra cosa che salta subito all’occhio è il fatto che Liam non abbia con se il suo tamburello, compagno di mille avventure sui palchi più prestigiosi di tutto il mondo.

L’apertura è di quelle che indicano che non c’è tempo da perdere, essendo affidata infatti a Four Letter Word, uno dei brani migliori di Different Gear, Still Speeding, il disco d’esordio della nuova formazione e, senza dubbio, il più energico. Beatles and Stones si rivela molto più apprezzabile in versione live che su disco, complice anche il volume elevatissimo a cui viene “sparata”, e da una precisa idea di quello che ci attenderà, cioè una serata di piacevole rock ‘n’ roll, non troppo impegnativo ma diretto. Il pubblico apprezza l’inizio grintoso e riversa sotto palco una foga degna di un concerto di ben altro genere ma l’atmosfera è godibile e positiva.
Liam, liberatosi del fardello legato al nome Oasis, evidentemente ormai insostenibile e impossibile da portare avanti, pare incredibilmente sereno e la sua voce sembra proprio giovarne, apparendo in forma come raramente mi era capitato di sentire in precedenza. Gem e Andy offrono la loro solita performance dal vivo fatta di precisione assoluta a livello musicale e di discrezione totale a livello scenico. Andy che, peraltro, in questa nuova formazione, passa alla chitarra e cede il posto di bassista a Jeff Wootton, per quanto possa sembrare strano vedere un musicista dei Gorillaz di Damon Albarn nella stessa band del più piccolo dei Gallagher.
I pezzi si susseguono, così come le coreografie di sottofondo, differenti per ognuno di essi. L’acclamatissima The Roller tira fuori fino all’ultimo filo di voce da buona parte dei presenti e la partecipazione del pubblico è totale. Il repertorio che hanno da offrire è ben definito e, vista la decisione irremovibile di non eseguire nessun brano del periodo Oasis, neanche quelli scritti da Liam, tutto quello che possono fare è eseguire per intero Different Gear, Still Speeding. E così avviene, con l’unica differenza della presenza in scaletta di Man of misery, b-sides dell’imminente nuovo singolo Millionaire, e l’esclusione di Wigwam, mai eseguita in nessuna esibizione live fino ad ora.

Nella seconda parte trovano spazio i pezzi un po’ più melodici, tra cui “Kill for a dream” che, seppur nella sua semplicità, emoziona. Terminano con The Morning Sun e ritornano per i bis che consistono però nell’esecuzione di un unico brano e che, come da tradizionali chiusure di show Oasis, è una cover: in questo caso la scelta ricade sui Sons Of The Stage dei World Of Twist, pezzo incluso anche nella Japan Version del disco.
Concludono così alle 22:20, per un’ora esatta di concerto dal quale esco senza gridare al miracolo come molti di quelli che mi circondano, ma con l’impressione di aver assistito ad uno show più che dignitoso, seppur troppo breve, offertomi da una band che, senza dover dimostrare nulla, è riuscita a convincere della genuinità della sua offerta.

Scaletta:

Four Letter Word
Beatles And Stones
Millionaire
For Anyone
The Roller
Wind Up Dream
Bring The Light
Standing On The Edge Of The Noise
Kill For A Dream
Three Ring Circus
The Beat Goes On
Man Of Misery
The Morning Sun
Sons Of The Stage

Immagini: Foto concerto Beady Eye @ Alcatraz, Milano

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