Due parole sui The Coral in attesa di dare un giudizio sul nuovo Butterfly House

Ultimamente sto ascoltando parecchio il nuovo disco dei The Coral, Butterfly House, la cui title track, peraltro, finirà sicuramente a fine anno in una posizione piuttosto in alto nella mia personale classifica dei migliori brani di questo 2010. Per questo sono andato a recuperare un vecchio articolo che avevo pubblicato all’epoca ma, anzichè riproporlo semplicemente come citazione come già fatto per questo pezzo su un vecchio concerto dei Black Rebel Motorcycle Club, ne ho ripreso i contenuti esponendoli però come fosse un articolo scritto ora.
I The Coral erano la band di supporto degli Oasis in alcune date del loro tour europeo del 2005, quello successivo alla pubblicazione del loro sesto album di studio, Don’t believe the truth. Tra queste date c’era anche quella a cui sono stato io, il 30 ottobre al Forum di Assago.
Gruppo di amici proveniente dai dintorni di Liverpool, dopo aver già riscosso un notevole successo in patria, si stavano in quel periodo mettendo in mostra anche in Italia dove venivano universalmente etichettati come “quelli di In The Morning”, la canzone che imperversava allora in tutte le radio italiane. “Quelli di in The Morning” era, già allora, un po riduttivo. Non erano gli U2 (nome a caso di band strapopolare, che peraltro mi fa cagare) sia chiaro, ma era riduttivo. Avevano già all’attivo 4 album, realizzati in meno di 4 anni, tutti accolti piuttosto favorevolmente dalla critica che li aveva immediatamente tolti dalla lunga lista di fenomeni passeggeri che il mercato britannico produce regolarmente. E la consacrazione se la sono conquistata sul campo, proprio con la loro musica; era il 2002, e loro erano un gruppo di ragazzini tra i 19 e 20 anni, quando usciva il loro primo disco, l’omonimo “The Coral”, che arrivò a raggiungere la posizione numero 5 della classifica UK. Successivamente sono usciti “Magic And Medicine”, “Nightfreak And The Sons Of Becker” e, nel maggio 2005, cioè poco prima del concerto a cui ho assistito, “The Invisible Invasion” (che contiene Cripples Crown che è una canzone pazzesca). Oltre a tutto questo vantavano già anche diversi concerti come supporters dei Coldplay che, per degli allora poco più che ventenni, era un biglietto da visita niente male. E se poi anche gli Oasis li avevano scelti, un motivo ci doveva pur essere.
Ero andato quindi al concerto con un certo interesse anche per loro, nonostante gli toccasse il compito di aprire lo show della mia band preferita in assoluto. Qualche minuto prima delle 20 iniziarono i The Coral, non ebbero neanche il tempo di prendere in mano gli strumenti che già da tutte le parti si levarono le urla “fate In the Morning”. Voglio dire, non li conosci e va bene, ma evita almeno di richiedere a gran voce l’unica canzone che hai sentito giusto perchè la radio ti bombarda e magari ascolta quello che hanno da proporre. Neanche io li conoscevo come fossero la mia band preferita, sapevo che avevano realizzato i 4 album citati in precedenza e ne avevo sentiti particolarmente bene solo 2, non sapevo associare diverse canzoni ai titoli ma almeno avevo evitato di mettermi a richiedere all’impazzata sta benedetta “In the morning” e mi ero messo in attento ascolto. E mi ero accorto da subito che mi piacevano, perchè riuscivano a riproporre in chiave moderna le loro chiare influenze che si rifacevano, in modo più o meno evidente, al passato. Li avevano trovati bravi, avevano suonato molto bene per poco meno di un’oretta e alla fine ero giunto alla conclusione che “In the Morning” era stato uno dei pezzi meno interessanti che avevano fatto. Alla facciazza di tutti quelli che la volevano e che l’han cantata a squarciagola neanche fosse “We Are The Champions” dei Queen.
Successivamente hanno pubblicato ancora Roots and Echoes (2007) e, a luglio di quest’anno, il nuovo Butterfly House che, come ho detto, sto ascoltando parecchio e non è per niente male anzi, tutt’altro.

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