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Il duo Ludlum-Lynds: “Codice Altman” e “Laboratorio Mortale”

Codice Altman, è un altro di quei libri usciti dopo la morte del mitico Robert Ludlum che vengono classificati, da wikipedia inglese, sotto la voce “written by other authors, supposedly based on unpublished material by Robert Ludlum”(*), e che, come Laboratorio Mortale, appartiene alla serie dedicata a Covert-One, l’agenzia super segreta al diretto servizio del presidente, alla quale appartiene l’agente Jon Smith che, da queste parti, sta diventando ormai un vero e proprio mito. La decisione di leggere questo è stata dettata dal fatto che il libro sopracitato, “Laboratorio Mortale”, è stato il libro che più di ogni altro mi ha appassionato, coinvolto e attaccato con il naso alle pagine, arrivando fino al punto di farmi presentare in ritardo a tavola per la cena per poter arrivare alla fine del capitolo, e non sto scherzando. Le pagine di “Laboratorio Mortale” sono 499 e, allora, se ne erano andate in qualcosa come 3 giorni e mezzo, 4 al massimo.
Premesso questo, “Codice Altman” non è riuscito nell’intento di fare lo stesso: non mi è dispiaciuto, anzi, si fa leggere tranquillamente, la storia è comunque fluida, i personaggi e i loro ruoli ben definiti e il libro, anche nelle parti meno frenetiche, non annoia mai. Però mi è mancato proprio quello stimolo di correre a perdifiato verso la fine, quella voglia di non chiudere mai il libro e di andare avanti a leggere che l’altro invece mi aveva inculcato. Forse, per un appassionato lettore di Ludlum, risulta a volte un po’ prevedibile; in alcune parti, leggendo, mi sono proiettato in avanti con la mente ad immaginare quello che sarebbe successo nelle pagine successive e spesso l’idea si è poi rivelata, almeno in parte, esatta. Ma anche quando questo è accaduto la lettura non ne ha risentito ed è rimasta piacevole.
A chi piace il genere mi sento di consigliarlo, anche perché, nonostante quanto detto, penso che difficilmente riuscirò ad avere un giudizio negativo su un libro di Ludlum o su cui, in un modo o nell’altro, c’è il suo zampino. La differenza di giudizio in questi casi, per me, sta nel fatto se riesco a leggerlo in 3-4 giorni come “Laboratorio Mortale” o in una dozzina come questo “Codice Altman”, che per dovere di cronaca ha all’attivo qualche pagina in più, 626.
Aggiungo solo che anche per questa serie di Jon Smith e Covert-One ci vedrei davvero bene una controparte cinematografica alla Jason Bourne, anche se devo tristemente ammettere che i libri della trilogia Bourne mi mancano ancora, e mi sono promesso che li avrei letti tutti non appena terminato questo. Quindi al più presto rimedio a questa lacuna. I film invece, visti tutti e 3, li ho trovati spettacolari all’ennesima potenza.

(*) ibs invece lo definisce come “messo a punto da Robert Ludlum nei mesi che hanno preceduto la sua morte, e portato a termine da Gayle Lynds”.

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