Essendo stato incaricato di trovare il regalo per il nuovo Dott. Mag, da consegnare durante la cena, e avendo ricevuto la dritta “accessori per iPod” sono andato a sfogliare il catalogo di Mediaworld ed è li che l’ho visto: l’E-Dog. La breve descrizione sul sito illustra in maniera precisa tutte quelle che sono le straordinarie doti di questo arnese:
Reagisce alla musica a seconda del genere che ascolta. Ha 7 led multicolore sul muso, e, a ritmo di musica, “spara” alternativamente combinazioni diverse di colori, muovendo anche le orecchie e la testa. Va “accudito” di tanto in tanto con delle coccole, premendo il pulsante sul naso oppure “accarezzandolo” sulla testa, dove un sensore di luminosità percepisce l’alternarsi della luce al passaggio della mano. Altri modi per interagire si hanno tramite due pulsanti, che rappresentano poi il naso e la coda.
Con il naso si puo’ conoscere l’umore (contento, triste, annoiato…) e la personalità, si può svegliare, accendere e spegnere, mentre con la coda si può tenerlo a bada per cinque minuti. Ma così facendo si può anche arrabbiare….
Il jack di cui è dotato consente la connessione ad un qualsiasi lettore cd o lettore MP3 per utilizzarlo anche come altoparlante.
Essendosi aggiudicato a prima vista anche la simpatia degli altri è stato promosso e quindi acquistato.
Qui sotto lo potete vedere in azione nei suoi primi minuti di vita:
E pensare che questa era la parte “seria” del regalo, quella simpatica era già stata consegnata!
Sabato, raccogliendo l’invito dell’amico Giuàn, abbiamo messo su una bella squadra di pazzi e siamo partiti alla volta della Valsesia, per andare poi, domenica mattina, a fare torrentismo con la società Hidronica. Abbiamo campeggiato a Campertogno, al campeggio il gatto e la volpe, che è veramente meritevole: bello, spazioso, pulito, in riva al fiume, e molto economico: in tenda sono 8 euro a testa a notte, 6 euro per chi, come noi, presenta la tessera di hidronica. Un po’ meno economico è il ristorante interno, ma la qualità non si può certo discutere.
Il torrentismo è stato una vera figata. Ci siamo svegliati presto arrivando al campo base con un buon anticipo e una volta iniziata la fase di vestizione, muta, giubbino, imbrago e casco abbiamo iniziato a gasarci di brutto. Quindi il trasferimento sul luogo di partenza, sopra a Scopa (VC), la spiegazione basilare delle nostre 2 ottime guide, e siamo partiti. Un bel tuffo all’indietro per entrare nell’acqua ghiacciata, che però grazie alle mute non si sentiva e siamo partiti. Subito il primo salto, un 3 metri e mezzo circa, giusto per capire come funziona la cosa. Qualche pezzo facendosi trasportare dall’acqua, qualche cascatina dietro la quale nascondersi, qualche scivolo naturale tranquillo e siamo arrivati alla prima gran figata: uno scivolo naturale con una buona portata d’acqua, un paio di curve e un volo da una cascata di 4-5 metri. Spettacolare. Una volta passati tutti dalla cascata la guida ci ha indicato una corda dalla quale, i più temerari, potevano risalire la roccia e saltare giù da essa per un volo di 8 metri. Detto fatto, o quasi. Nel senso che visto da sotto sembrava tutto più facile, ma una volta sulla roccia, giunto il momento di saltare, le gambe non erano molto daccordo, ma poi si è andati e via: uno sballo! Abbiamo proseguito lungo il torrente, tra un salto e l’altro (piccoli ma troppo divertenti), abbiamo fatto un passaggio calandoci con la corda, cosa che credevamo tutti molto più semplice invece è un gran casino e, dopo esserci arrampicati con una corda e aver costeggiato il fianco della montagna, ci siamo ritrovati sopra una roccia, ad un’altezza di circa 15 metri dall’acqua. Obiettivo: calarsi con la corda per qualche metro, fino ad un’altezza di circa 11 metri, staccare il moschettone e saltare nel vuoto. Requisiti: palle quadrate. Solo in pochi le hanno avute (Ene, Ska e Nico); io una volta staccato il moschettone e arrivato il momento di saltare sono rimasto bloccato, avrei voluto ma non ci riuscivo; lo scenario sotto non mi convinceva. Peccato che calandomi con la corda abbia lasciato un pezzo di dito attaccato alla roccia; a saperlo avrei saltato. Abbiamo proseguito con altri salti, poi un bel pezzo di camminata e ci hanno quindi annunciato di essere giunti al saltone finale, un po’ meno alto del precedente; era sui 9 metri ma un pochino più difficile perchè si doveva saltare più lungo e prendendo un po’ la mira. Il solito attimo di indecisione una volta arrivato sulla roccia ma poi via, in un super volo del quale però, la prima volta, non fai in tempo a capire nulla. Ma siccome eravamo alla fine del percorso c’era il sentiero per risalire e chi voleva poteva fare il bis. E infatti cosi abbiamo fatto: ci siamo ributtati, e siamo riemersi gasatissimi, godendoci la botta di adrenalina che ti dà un salto da una roccia di 9 metri in una pozza d’acqua di un torrente. Una vera figata!!
Alla fine (siamo rientrati intorno alle 14:00), ci è stato offerto un ottimo bicchiere di te caldo con i biscotti, che dopo una mattinata a bagno in un torrente di montagna, seppur con la muta, ci voleva. Poi il ritorno al campo base e una bella doccia calda a completare il discorso (sorvoliamo sul fatto che ho dimenticato la l’accappatoio). Ah, il tutto ci è costato la ragionevolissima cifra di 45 euro a testa, tutti meritati, davvero. Un ringraziamento particolare va alle nostre 2 guide (mi ricordassi i nomi, mannaggia!) che sono state simpaticissime, gentilissime e disponibilissime. E, soprattutto, ci hanno sopportato durante questa avventura.
Venerdi sera siamo andati a vedere il concerto degli Arctic Monkeys a Torino, al parco della Pellerina. Non c’era solo il loro show in programma ma quello di altre 3 band, tra cui gli abbastanza noti The Coral, da Liverpool. A causa di un mio stratosferico ritardo sull’orario di ritrovo si partiti quando la prima band probabilmente stava già iniziando a suonare e si è arrivati quando la seconda stava per finire. Giusto in tempo per vedere i The Coral quindi (dei quali avevo già parlato quando avevano aperto il concerto degli Oasis) che non mi volevo assolutamente perdere. Quindi mi sono piazzoto in posizione tattica, al centro del palco a pochi metri da esso e mi sono gustato la loro performance, che ancora una volta mi è piaciuta molto. Un po’ di canzoni vecchie le conoscevo, altre le sentivo per la prima volta, dato che presentavano il nuovo album che non ho capito bene se è già uscito o no, ma in ogni caso mi è sembrato il giusto mix tra pezzi melodici e pezzi un po’ più ritmati, in molti dei quali erano presenti quelle schitarrate veloci piuttosto tipiche dello stile british odierno che mi piacciono molto. Non ricordo la canzone (ricordo che è stato l’unico pezzo in cui le luci erano praticamente tutte blue) ma han fatto un pezzo strumentale, piuttosto lungo, che mi ha lasciato senza parole. Per farla breve, mi sono convinto una volta di più che sono un’ottima band, anche se non han fatto una delle mie preferite: “Cripples Crown”.
Poi è stata la volta degli Arctic Monkeys e alle prime quattro note, dalla mia posizione a 7-8 metri dal palco, sono finito in seconda fila sotto al palco grazie ad uno tsunami di persone che è arrivato da dietro. Mi son visto tutto il concerto da li, godendomelo molto di più di quando li avevo visti a Milano, resistendo a botte di ogni tipo e recuperando centimetri vitali ogni volta che qualcuno si faceva tirare via dai buttafuori perchè stava male. Nonostante fossi in mezzo al delirio più totale mi sono fatto l’idea che abbian suonato veramente bene, con una ottima energia e proponendo una scaletta assortita nel modo giusto. Sul palco sono statici, si muovono poco nonostante la maggior parte dei loro pezzi abbia il tiro giusto per fare del casino, ma questo per me, che sono il primo sostenitore della filosofia LiamGallagheriana del “salgo sul palco per cantare e basta, non per fare dei versi” non è assolutamente un problema, anzi. Dopo “I Bet You Look Good On The Dancefloor” ho dovuto cedere e levarmi dalla bolgia, troppo caldo, troppa gente e pipì da fare. Quindi mi son visto gli ultimi 4 o 5 pezzi da posizione defilata e sicuramente più tranquilla dalla quale ho potuto anche rendermi conto di quanta gente ci fosse al concerto: tantissima.
Come ha detto un tipo fiorentino sui 30 anni di fianco a me nella bolgia durante una pausa tra le canzoni: “sono dei mocciosi, ma bisogna riconoscere che sono veramente bravi”.
Dopo Gian, continua la serie dei post dal titolo Dott. Mag. qualcosa. Ieri è infatti toccato a Guido, un altro del gruppo dei fedelissimi, chiudere definitivamente il discorso università ottenendo il titolo con la discussione della tesi “Studio ed implementazione di metodi di previsione dei guasti per politiche di scheduling in ambito Desktop Grid” (ah, complimenti per l’esposizione chiara e lineare, davvero; quasi non ti riconoscevo ). Il voto? Bè, se non lo davano a lui 110 e lode a chi lo danno più!
Guido inizia pure ad organizzare la cena che si deve festeggiare. Ancora complimentoni.